Fobia sociale Torino

Fobia sociale a Torino - d.ssa Silvia Balconi, Psicologo Psicoterapeuta

A causa della sua grave forma di fobia sociale a Torino un giorno si presentò da me Fabio.
Aveva grossi problemi a relazionarsi con le persone.
La sua rete sociale era molto ristretta e anche sul lavoro andava in ansia all'idea di dover avere semplici scambi con clienti, telefonate di lavoro o ancor peggio di dover esporre il suo punto di vista in pubblico. Questa sua problematica pregiudicava pesantemente la sua vita di relazione e limitava le sue possibilità di carriera professionale.

Se abbiamo definito l'ansia come "paura senza oggetto", la fobia invece si caratterizza per il fatto che l'oggetto è presente, in quanto è rappresentato da una persona, un animale, un luogo fisico o una situazione specifica, ma quell'oggetto non è un qualcosa di obiettivamente minaccioso, viene considerato tale solo dal soggetto.
È il caso per esempio della fobia che alcune persone manifestano verso specifici animali (che non hanno per lo più connotati di pericolosità oggettiva, ad esempio piccioni, topi ecc.), oppure verso certi luoghi o situazioni (ad esempio i luoghi troppo affollati o viceversa i luoghi aperti), o ancora, nel caso di questo mio paziente, in forma di una "fobia" delle relazioni sociali.

La fobia sociale consiste nel timore di non essere all'altezza o di vivere nei contesti sociali esperienze di umiliazione e frustrazione.

Fobia sociale Torino: Da dove nascono certi problemi?

Anche nel caso di Fabio, il percorso terapeutico ha potuto evidenziare un collegamento tra i problemi del soggetto e determinate caratteristiche del sistema familiare di provenienza.
Fabio era infatti cresciuto all'interno di una famiglia che, per una serie di ragioni, aveva inibito la sua sperimentazione sociale, inducendolo a pensare che tutto ciò che era esterno alla famiglia stessa fosse cattivo e pericoloso.

Il sintomo ansioso si poneva quindi in coerenza con questo imprinting familiare ed in più era diventato in adolescenza il modo per sottrarsi al potenziale conflitto con la famiglia, in quanto un ragazzo normale, con normali attitudini sociali e desideri di emancipazione, avrebbe probabilmente messo pesantemente in crisi questo sistema.
La mancata sperimentazione sociale aveva poi alimentato l'insicurezza del ragazzo, insicurezza che a sua volta legittimava ulteriormente la modalità controllante della famiglia, in un circolo vizioso potenzialmente cronicizzante. A causa della sua fobia sociale a Torino Fabio usciva solo per andare a lavorare e limitava al massimo le sue frequentazioni.

Fobia sociale Torino: Come si affrontano certi problemi?

Nel caso di Fabio abbiamo fatto emergere, sul piano individuale come su quello sistemico, la funzione protettiva del sintomo, che gli permetteva congiuntamente l'evitamento del conflitto e anche il mantenimento dei precari equilibri familiari.
Decodificato il significato e la funzione del sintomo ai vari livelli, occorreva però uscire dal circolo vizioso dell'evitamento (evito una situazione perché mi fa paura, il fatto di non averla affrontata me la fa rappresentare come ancor più minacciosa e mi rende ancora più insicuro, inducendomi ad un ulteriore evitamento) e trovare il modo per affrontare, seppur gradualmente, le situazioni che creavano disagio.

A questo scopo ho riscontrato, in questo ed altri casi, che può essere utile assumere un ruolo attivo nella terapia, assistendo direttamente il paziente "sul campo", aiutandolo ad affrontare le situazioni oggetto d'ansia fino a che egli non sarà in grado di affrontarle da solo, senza il supporto del terapeuta.

L'esperienza con questo tipo di casi di fobia sociale mi ha inoltre portato a constatare che l'aspetto fondamentale non sia tanto l'esposizione più o meno prolungata allo stimolo fobico, quanto il lavorare insieme al paziente perché egli possa, ad effetto di questi esercizi, acquisire un senso di efficacia personale in relazione a queste situazioni.
D'altro canto, come anche affermano i teorici del modello della "Padronanza guidata" (Williams, 1990), non è tanto l'esposizione di per sé che estingue il sintomo, quanto l'acquisizione da parte del soggetto di un senso personale di autoefficacia rispetto al compito intrapreso.

Fobia sociale Torino

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