Anoressia Torino

La d.ssa Silvia Balconi tratta persone con anoressia a Torino

L'anoressia si caratterizza per l'ostinato rifiuto del soggetto di alimentarsi adeguatamente. Rifiuto che si accompagna a vere e proprie distorsioni dell'immagine corporea che fanno sì che la persona, pur arrivando a gradi estremi di dimagrimento, continui a vedersi di corporatura normale o addirittura in sovrappeso.
Il comportamento alimentare appare fortemente disturbato ed i pensieri della persona riguardano quasi esclusivamente il cibo e il proprio peso, tanto che la persona controlla continuamente il proprio corpo e si produce in ossessivi conteggi delle calorie.

Quando la persona pensa di aver mangiato troppo può arrivare a procurarsi il vomito o abusare di lassativi e diuretici per liberarsi di quello che ritiene essere il cibo in sovrappiù.
Il digiuno forzato tipico dell'anoressia si accompagna spesso a manifestazioni psichiche, diretta conseguenza della carenza alimentare, quali astenia, ipereccitabilità, difficoltà a concentrarsi, disturbi del sonno, e a problemi di natura fisica quali amenorrea, l'anemia, l'ipovitaminosi e altro.

L'origine del disturbo anoressico sembrerebbe collegata da un lato al condizionamento sociale operato dai modelli estetici dominanti nella società occidentale, diffusi attraverso i media, modelli che sosterrebbero l'idea secondo la quale "si può essere amati e rispettati solo se si è magri", dall'altro a problematiche psicologiche originate all'interno del contesto familiare.

Si tratta in genere di giovani donne con alte aspettative su di sé e allo stesso tempo con un profondo senso di inadeguatezza personale, che spesso rifiutano le trasformazioni puberali del loro corpo e la sessualità.
Il sintomo anoressico garantisce loro da un lato di ritornare ad un corpo infantile ed asessuato, dall'altro di sperimentare, attraverso il digiuno autoindotto, il piacere del controllo totale su di sé e del piegare il proprio corpo alla loro volontà. In questo profilo rientrava una mia giovane paziente di qualche tempo fa, il cui sintomo anoressico era strettamente correlato a dinamiche familiari connotate da protezione eccessiva ed iperinvestimento affettivo.

Un caso di anoressia Torino. Irene era stata una bambina grassottella ma molto graziosa, figlia unica di due genitori molto protettivi.
In età adolescenziale aveva iniziato a manifestare una sintomatologia di tipo anoressico, che aveva ulteriormente esasperato le attenzioni e le apprensioni in particolare materne e, Irene, pur essendo vicina alla maggiore età, veniva di fatto trattata dalla famiglia come una bambina.

Anoressia Torino: Da dove vengono certi problemi?

Nel caso di Irene il sintomo anoressico rivestiva una duplice funzione, da un lato permettere alla ragazza di "non crescere", evitando così di porsi in conflitto con una famiglia iperprotettiva, che viveva con grande ansia il processo di autonomizzazione della figlia, dall'altro permetteva a Irene stessa di esercitare un grande "potere" e un grande "controllo" su sé stessa e sui suoi stessi familiari. In altre parole il sintomo anoressico era il suo unico modo per affermarsi come identità a se stante dalla famiglia, salvo poi però trovarsi, proprio in ragione di questo, ancor più dipendente da quest'ultima.

Per dirla con le parole della Bruch, l'anoressia si configura come «tentativo di cura di sé, per sviluppare attraverso la disciplina del corpo un senso di individualità e di efficacia interpersonale».

Anoressia Torino: Come si affrontano certi problemi?

Si capisce quindi alla luce di ciò, come l'anoressia svolga una funzione psichica specifica per la persona e per il sistema di cui è parte.
Si tratta quindi, attraverso la terapia, di "rendere inutile" il sintomo, lavorando insieme alla paziente alla costruzione-consolidamento di un'individualità e di un senso di efficacia interpersonale che non passi attraverso l'espressione sintomatica.

Questo tipo di lavoro condotto sull'anoressia a Torino, nel caso di Irene come in molti altri casi di persone anoressiche, non poteva prescindere da un lavoro contemporaneo sulla famiglia, allo scopo di chiarire e contestualizzare il sintomo anoressico all'interno delle dinamiche familiari in atto in quel sistema.
In altre parole, il lavoro con Irene sulla costruzione di una sua identità autonoma non poteva prescindere da un lavoro contestuale con i genitori, per elaborare le ragioni della loro eccessiva apprensione verso la figlia e ridurre questo ipercoinvolgimento.

Altrimenti il rischio che si corre, non lavorando in parallelo sui due ambiti, è che le evoluzioni in senso di autonomia della ragazza venissero poi non confermate ed annullate dalla famiglia che le viveva inconsciamente come pericolose per il sistema.
D'altro canto i genitori di Irene, rinunciando al loro iperinvestimento, conseguivano il vantaggio di "essere meno ostaggio" dei sintomi e delle fragilità della figlia, riprendendo spazi per loro stessi e per la coppia, spazi a cui avevano rinunciato da molto tempo per dedicarsi totalmente a lei.

Anoressia Torino

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